martedì 31 maggio 2011

Incredibile romantico

Non me ne voglia Vasco Rossi per questa citazione spuria di una delle sue canzoni più belle, ma non trovo miglior modo di definirmi quando, in ambito automobilistico, si paragonano la modernità e il passato. Il “circus” della Formula 1 ha appena lasciato il Principato di Monaco, dopo aver dato spettacolo come ogni anno. Il circuito di Montecarlo è famoso in tutto il mondo per le sue peculiarità: è infatti un tracciato cittadino, ovvero ricavato sulle strade di tutti i giorni che vengono chiuse al traffico per l’occasione. Queste particolari piste temporanee sono più diffuse di quanto non si creda, sia in Europa che oltreoceano, ma il fascino del circuito monegasco è inarrivabile. L’esclusività e la bellezza del luogo, la vicinanza del mare e le monoposto che passano accanto al porto pieno di barche da sogno, la presenza di tantissimi V.I.P. e della Famiglia Reale ne fanno l’appuntamento motoristico più glamour della stagione. Allo stesso tempo l’alto tasso tecnico richiesto dal tracciato, pone di diritto ogni vincitore nell’olimpo dei migliori piloti. Non a caso, se osserviamo la top five dei corridori che qui hanno vinto di più, troviamo mostri sacri come Prost, Schumacher, Graham Hill, Moss, Stewart e Ayrton Senna. Ed è proprio il compianto e campione brasiliano a detenere il record di vittorie, ben sei!
Il GP di Monaco è uno dei più antichi, la prima edizione risale al 1929. Sulle strade del Principato si sono sfidati tutti i piloti più forti di sempre, scrivendo pagine indelebili nella storia dell’automobilismo. Se pensiamo all’evoluzione delle auto da corsa ci rendiamo subito conto che i driver dell’anteguerra erano dei veri e propri eroi, alle prese con vetture instabili e potentissime, senza dotazione di sicurezza alcuna. Ma ogni onore va riconosciuto anche ai piloti degli anni 60 e 70, veri e propri artisti della guida conservativa, vista la scarsa durata dei freni dell’epoca (e le potenze sempre più alte). Tuttavia il mio cuore sportivo sarà sempre proprietà esclusiva di quella generazione di “domatori” che ha infiammato le piste di tutto il mondo negli anni 80 e nei primi 90. Ragazzi con i nervi d’acciaio e una sensibilità di guida infinita, veri e propri “manici” che portavano al limite monoposto da oltre 1000CV, caratterizzate da una aerodinamica grezza, dal cambio manuale e del tutto prive di controlli elettronici. Le emozioni erano garantite!
A guardare la F1 di oggi, costretta a continui cambi di regolamento e a trucchetti da videogioco (kers e ali mobili) per ritrovare quella spettacolarità andata perduta negli anni delle esasperazioni aerodinamiche ed elettroniche, viene un po’ di malinconia. E a guardare i camera car di Vettel e Alonso, che governano l’auto con pochi movimenti delle braccia, viene un po’ di nostaglia… Come fare per farsela passare? Eh…non è semplice, però, magari, questo video scalderà il cuore di voi tutti, veri appassionati di auto e di piloti. BRUUUM! 


giovedì 19 maggio 2011

Fabbricare auto o raccontare storie?

Come è lontano il 1961. Sono passati 50 anni esatti da una delle più famose edizioni del Salone dell’automobile di Ginevra. Tutti gli appassionati se la ricordano  per la presentazione di una delle automobili più belle di sempre, la Jaguar E-Type. Una coupé così meravigliosa che anche il leggendario Enzo Ferrari si produsse in un pubblico elogio, proprio lui che non aveva mai parlato di un’ auto che non portasse il suo nome. L’assemblaggio del primo esemplare, destinato al salone, fu completato sul filo di lana e un collaudatore viaggiò per tutta la notte, da Coventry a Ginevra, per consegnarlo in tempo. La E-Type concentrò su di se tutti gli sguardi;  giornalisti, amatori, curiosi, tutti ammiravano la sua linea prestante e allo stesso tempo elegantissima.  Ferrari aveva portato in Svizzera la sua ultima creatura, la 250 GT California Spyder, un’auto destinata a diventare una icona del jet-set internazionale. Rendendosi conto che l’interesse del pubblico era tutta concentrato sulla Jaguar, il Drake temporeggiò e fece esporre la Spyder solo l’ultimo giorno del salone, riuscendo, grazie all’effetto sorpresa, a darle tutta l’attenzione che meritava.
Negli anni sessanta il marketing non era ancora entrato prepotentemente nelle case automobilistiche, erano tecnici e ingegneri a comandare. Tutte le risorse intellettuali erano impiegate sul prodotto. L’aspetto estetico di un’ auto era espressione della meccanica e della dinamica. La mission di costruttori come Ferrari o Jaguar era di creare l’auto sportiva più bella e veloce, e in un mercato in cui non esisteva la concorrenza spietata dei giorni nostri, era (relativamente) facile stupire il pubblico.

Il mercato degli anni duemila è ben diverso. Le case automobilistiche sono tante e vengono da ogni parte del mondo. Nel segmento delle piccole auto l’offerta è talmente vasta e i margini di guadagno sono così risicati che tutti i costruttori usano lo stesso schema meccanico e alcuni sviluppano telai e motori insieme per poi utilizzarli su vetture dal marchio differente, differenziandole con la linea della carrozzeria. Ma anche nel settore delle supercar, dove il prezzo conta relativamente e la tecnica è al centro della scena, la concorrenza è serrata. Sembra che creare l’auto più bella, leggera e potente non basti più. Con le moderne tecnologie di progettazione è molto più facile di un tempo raggiungere un alto livello. Così i marchi che possono contare su un’alta reputazione tentano di conservarla e di innalzarla ancora di più, mentre quelli meno nobili ribattono a suon di prestazioni formidabili. Pensate a quante sportive sopra i 500cv si possono comprare. Potenze che fino a pochi anni fa erano appannaggio di due o tre case automobilistiche, adesso sono disponibili anche su berline e station wagon. E quale è il modo per differenziare una supercar da una station wagon? Disseminare piccoli particolari e dati tecnici della vettura qualche mese prima del lancio, far comparire la foto di un faro o di un passaruota, dichiarare un tempo sul giro al Nürburgring o addirittura diffondere su internet una foto “rubata”, per far scatenare i siti e i forum di appassionati…insomma, raccontare la nascita di un auto come fosse una storia avvincente. Sarà questa la strada giusta? Staremo a vedere… BRUUUM!

venerdì 13 maggio 2011

Frecce e specchietti: non solo per gli Indiani…


Ricorderete tutti gli anni delle scuole elementari e le maestre che ci insegnavano la storia quasi come fosse una grande favola. Uno degli argomenti più intriganti era la scoperta dell’America. Il viaggio di Colombo, la regina di Spagna, le tre Caravelle, l’ambizione di trovare la via delle Indie passando dalla parte sbagliata ecc.ecc.  Ricorderete anche che ci raccontavano che Colombo portò in dono chincaglieria varia, tra cui i famosi specchietti (i nativi americani non sapevano come creare uno specchio), e che egli stesso rimase stupito dalla destrezza con cui usavano l’arco e le frecce. Ecco, se nelle nostre strade si potesse portare un po’ di quella antica maestria nell’uso delle frecce (senza l’arco però!) e un po’ di attenzione sulla presenza degli specchietti… ne guadagneremmo tutti.
Nelle nostre grandi città dalle vie perennemente intasate,  nelle tangenziali iper-frenetiche o nelle autostrade stracolme dei finesettimana, pochissimi automobilisti usano gli indicatori di direzione e ancora meno sono quelli che ne fanno un uso corretto. Stendiamo poi un velo pietosissimo sulle rotonde…
Ritengo che la causa principale di questo fenomeno sia il menefreghismo, seguito dall’ignoranza in materia. La freccia andrebbe messa esclusivamente per segnalare una intenzione di svolta o un cambio di direzione in caso di marcia rettilinea. L’uso peggiore che se ne fa è quello di lasciarla attivata mentre si sorpassa su una strada a corsie parallele; forse si pensa che lasciandola accesa fissa, i guidatori davanti a noi ci daranno strada più facilmente. Altro uso scorretto è azionarla solo un istante prima di svoltare o scartare; si capisce che in quel caso la funzione di segnalare in anticipo va a farsi benedire.
Purtroppo i menefreghisti non si rendono conto che se tutti usassero correttamente le frecce la circolazione sarebbe più fluida e anche più sicura; se tutti sapessero cosa sta per fare l’auto che precede o quella all’angolo di un incrocio, potrebbero reagire in anticipo o quantomeno preparasi a reagire. I benefici di un uso corretto dovrebbero essere evidenti, ma evidentemente così non è
E gli specchietti? Non voglio dilungarmi troppo, mi limiterò a dire che, dopo aver segnalato le proprie intenzioni azionando l’indicatore di direzione, sarebbe opportuno controllare alle proprie spalle per vedere se dalla direzione che vogliamo imboccare stia arrivando qualcuno… BRUUUM!

giovedì 5 maggio 2011

Salve, mi fa il pieno? - Certo, paga a rate?

Spero di avervi strappato una risata con questo titolo ironico, visto che in realtà c’è ben poco da ridere. Se la prima frase di questo immaginario botta e risposta è forse una delle più comuni in una stazione di servizio, la seconda è solitamente appannaggio di esercizi commerciali dedicati a beni molto più costosi. Per quanto possa salire il prezzo alla pompa, difficilmente pagheremo i rabbocchi o i pieni a rate. Tuttavia, guardando all’andamento delle quotazioni del greggio e dei relativi costi dei diversi carburanti, è lecito fare qualche considerazione.
Tra l’altro questo è uno dei pochissimi argomenti su cui le opinioni difficilmente si spaccano e diventano faziose… siamo tutti in collera allo stesso modo. Ma se la rabbia non ci fa difetto, forse manca una chiara visione della situazione, che ci permetta di rivolgerla a chi se la merita.  Proviamo a fare luce.
Innanzitutto ricordiamoci che l’euro e mezzo al litro che paghiamo al distributore non è il costo reale del carburante ma è il risultato di un complesso meccanismo di tassazione, il quale raddoppia (e anche di più) il prezzo di partenza. Se la benzina fosse esentasse, spenderemmo circa 0,70€ per litro. Un sogno, vero? Infatti il brusco risveglio ce lo causano le famose “accise”, che non sono altro che imposte a valore fisso, motivate dalle cause più disparate; lo sapevate, per sempio, cha paghiamo 0,11€ per finanziare la guerra in Libano del 1983? Inoltre, per arrivare al prezzo al consumatore va sommato il valore dell’ IVA, che si calcola sul carburante già gravato dalle accise. Quindi abbiamo una tassa sulla tasse.
Questa è sicuramente una delle due principali ragioni che mandano il sangue al cervello agli automobilisti; la seconda è molto più semplice da spiegare, essendo legata all’andamento delle quotazioni del petrolio, però è più difficile da capire, o forse è fin troppo facile… Lo lascio giudicare a voi, dopo aver portato alla vostra attenzione una piccola comparazione:

estate 2008 - prezzo del petrolio al barile 147 dollari – prezzo della benzina alla pompa 1,50€
primavera 2011 – prezzo del petrolio al barile 110 dollari – prezzo della benzina alla pompa 1,60€

secondo me c’è qualcosa che non quadra... BRUUUM!!!

venerdì 22 aprile 2011

E se salta la corrente?

“È saltata la corrente!!”. Chi di noi non ha mai pronunciato questa frase? Magari dopo aver acceso la lavatrice, avevamo deciso di farci una doccia e lo scaldabagno stava tirando acqua; magari, nel frattempo, in un’altra stanza qualcuno aveva acceso il condizionatore…e puff! In un solo istante tutto si spegneva e, un istante dopo, qualcuno diceva “È andata via la luce!!” (altra frase tipica della circostanza). Un guasto sulla linea? Forse un cortocircuito? No, semplicemente la rete elettrica della nostra casa era andata in sovraccarico.
No. Non sto inaugurando una rubrica di gestione domestica! Bensì desidero prendere spunto da questo classico siparietto casalingo per allargare il discorso ad un ambiente più vasto…il pianeta Terra!
Probabilmente avrete già capito che sto per parlare dell’auto elettrica o comunque a emissioni zero. Bene, ci tengo subito a precisare che la salute del nostro pianeta mi sta molto a cuore; guardo con attenzione ad ogni iniziativa che sia a favore dell’ecologia e, nel mio piccolo, cerco di fare il più possibile per dare il mio contributo. E proprio perché ritengo molto importante ogni discorso sulle sorti del nostro pianeta, voglio dedicare questo post al tema dell’auto a basso impatto ambientale.
Penso che almeno su un punto saremo tutti d’accordo: le riserve di petrolio non dureranno in eterno. C’è chi ha fissato la data dell’esaurimento dei giacimenti attorno al 2050, chi ci rassicura garantendoci almeno altri 100 anni oleosi e chi, addirittura, prevede che lo troveremo su Marte.
Tralasciando le futuristiche speranze interstellari, mi concentrerei sulle certezze. Ce ne dobbiamo fare una ragione, che sia tra 50, 100 o 200 anni il petrolio finirà e, a meno di non voler lasciare i nostri pronipoti di colpo a motori spenti, sarà bene cercare qualche soluzione alternativa.
Da quando gli USA sono stati investiti dalla crisi del mercato dell’auto, i nostri amici nordamericani sembrano esseri resi d’un tratto conto che per decenni hanno abbeverato i loro “cavalli americani” con quantità spropositate di benzina. Del resto il loro motto in tema di motori è sempre stato “bigger is better”. Propulsori di 4,5 o 6 litri di cilindrata (a benzina!) sono stati montati su milioni di auto e camion (si anche camion) per decenni. Considerando poi le dimensioni delle auto made in USA, non è necessario essere ingegneri per farsi un’idea sui consumi…
Ci piacerebbe poter dire che questa impennata di sensibilità ambientale derivi da nobili intenti di rispetto all’ecosistema, ma in verità consegue ad un’altra impennata, quella del prezzo del petrolio. Insomma, oltreoceano devono essersi resi conto che a forza di appesantire i serbatoi si alleggerivano i portafogli!
Quindi, ecco che negli ultimi 3 anni, è partita dal vecchio west una carovana di nuovi prototipi, modelli e concept car, tutti a basse o addirittura zero emissioni, diretta verso il vecchio continente ma anche verso i mercati emergenti, il cosiddetto BRIC (Brasile Russia India Cina). Abbiamo così ammirato una moltitudine di auto che ci proiettavano nel futuro, ognuna forte della propria tecnologia eco-rispettosa. Ogni casa automobilistica cerca di dare il meglio di sé e nei centri ricerca le foto di Alessandro Volta hanno sostituito quelle di Gottlieb Daimler…un momento! Che cosa c’entra l’inventore della pila, con l’inventore dell’automobile?
C’entra, perché è sulla potenza e la durata delle batterie che si giocherà la grande sfida dell’auto elettrica. Intendiamoci, la propulsione elettrica non è l’unico mezzo per ottenere un veicolo che si muova ad emissioni zero, ma sembra che l’attenzione dei media e degli stakeholder sia concentrata esclusivamente su questo tipo di tecnologia, mentre se ne dà molta meno ad altre, per’altro già disponibili con pochissimi limiti tecnici e con costi più accessibili dell’elettrico; una su tutte, l’ibrido!
Senza voler fare pubblicità a questa o a quell’altra casa, ricordo a tutti che già dal 1997 è in vendita un auto che sfrutta la propulsione ibrida e che in città percorre 25km con un litro, quando le migliori auto a ciclo otto o a ciclo diesel fanno fatica a superare i 15km/litro. Ora tutti i costruttori stanno correndo ai ripari, montando su ogni tipo di auto sistemi per il recupero dell’energia e accorgimenti per migliorarne l’efficienza, ma sono tutte tecnologie che esistono da quasi trenta anni (chi di voi ricorda le Fiat Energy Saving?) e non si capisce perché abbiamo dovuto attendere una crisi mondiale per vederle implementate su tutte le auto.
Ad ogni modo, visto che pare che l’auto elettrica ci salverà, concentriamoci sulle caratteristiche della nostra salvatrice, ma soprattutto sulle motivazioni che ne stanno ancora impedendo una massiccia diffusione. Dico ancora perché la Panda Elettra esisteva già nel 1990… ( e io, povero bambino appassionato di auto, ero terrorizzato di non avere da grande un’auto che facesse brum brum, ma solo zzzzzz).
Il problema maggiore è l’autonomia. Anche con le moderne batterie al litio non si riescono a percorrere più di 150km con una carica completa. E 150km è il valore massimo teorico, perché è sufficiente “spremere” un po’ il motore, azionare l’aria condizionata o ascoltare la radio, per ridurre drasticamente i chilometri percorribili. Inoltre per “fare il pieno” agli accumulatori, occorrono diverse ore. Risulta subito chiaro che nessuno ci tiene a rimanere piantato nel traffico mentre rientra a casa la sera, magari perché ha percorso 20km più del previsto. È invece da verificare quanto i moderni automobilisti, abituati ad ogni gadget e al massimo confort, siano disposti a rinunciare all’opulenza delle loro vetture e alla qualità della vita a bordo, per avere un’auto elettrica che non li lasci a piedi durante una gita fuoriporta.
I guru che vedono nel futuro delle nostre città dicono che l’elettrico sarà il futuro della mobilità urbana; che ci saranno batterie più durevoli, colonnine di ricarica più potenti e anche delle stazioni di servizio dove sostituire il proprio “pacco accumulatori” con un altro già carico, per proseguire il viaggio. Solo a immaginarli, questi scenari, ci si vede proiettati in un film di fantascienza, dove l’uomo e la natura convivono pacificamente
Anche io immagino questo scenario, e dico “che bello! è il futuro” e penso che tutti la sera rientreremo a casa e attaccheremo le nostre auto alle prese di corrente come fossero telefonini; 35 milioni di auto (parco circolante totale italiano) inizieranno ad attingere tutte insieme dalle nostre centrali elettriche…e la domanda che mi pongo, e che vi pongo è: “e se salta la corrente??” BRUUUM!!!

sabato 16 aprile 2011

...i SUV!!!!

Entriamo subito nel vivo con un argomento a tinte forti, uno di quelli che scatena subito opposte fazioni e commenti al vetriolo. Questo poi, in particolar modo...quando si parla di SUV, o di "Gipponi" (come molte persone sono soliti chiamarli) gli animi si scaldano sempre, e anche molto in fretta. I detrattori si esprimono con una ferocia che anche nella giungla sarebbe eccessiva, mentre i sotenitori e, ancora di più, i possessori, si affidano alle spiegazioni più diverse e cercano di convincere i primi della bontà delle loro scelte, ma questi, acceccati dall'odio, si inferociscono ancora di più!
Bene, io mi terrò fuori dalla sterile polemica e cercherò di affrontare la cosa con razionalità...anche se, in verità, anche io sono abbastanza fazioso su questo argomento...
Iniziamo col definire il concetto di SUV, visto che sono passati gli anni 80, quando qualche pioniere si presentava in città, magari in luoghi di ritrovo alla moda, con  veri e propri fuoristrada che con poche modifiche sarebbero stati pronti per andarci sul serio nella giungla. Dalle gloriose Cherooke, Defender, Patrol, Pajero e Wrangler, ne è passata di acqua sotto i ponti. 
Oggi come oggi, a orientarsi tra centinaia di modelli, viene il mal di testa! Per cui, definiamo il SUV come: un auto con una altezza minima da terra di almeno 18cm, con quattro ruote motrici (anche se ormai ce ne sono molti anche a due ruote motrici), con un peso a vuoto superiore a 1,5t e con un corpo vettura abbastanza alto, o comunque importante.
Se ci pensate un po', vi renderete conto che di auto così iniziano a essercene davvero tante in giro...quindi queste auto avranno indubbiamente dei pregi, dico io! Vediamo un po'...consumano poco? No, visto il peso, le dimensioni poco aereodinamiche e la potenza dispersa dalla trazione integrale. Sono spaziosi? No, perchè la trazione integrale occupa una bella parte del sottoscocca dell'auto, quindi riduce lo spazio interno. Sono inarrestabili? No, perchè quasi sempre montano gomme, cerchi e assetti molto stradali (per non rinunciare al piacere di guida), quindi su fondi a bassa aderenza si piantano, nonostante il 4WD.
Uhm...tutti no...proviamo a cambiare genere di domanda. Sono sicuri? Nì, perchè il peso e il baricentro alto gli conferisce una dinamica di guida deficitaria, però ovviamente le dimensioni e il peso li rendono vincenti in urti con auto più piccole. Conferiscono al guidatore una sensazione di sicurezza? Si, perchè si sta seduti più in alto e quindi si domina meglio la strada; perchè si incute timore al prossimo.
Qui le risposte sono già migliorate...in un certo senso..ma veniamo alla domanda chiave, visto che è notorio che noi italiani siamo sempre attenti allo stile e al buon gusto: sono belle?
Ehm...oddio..si...ma...forse, diciamo che l'estetica è un gusto personale. 
Per quanto mi riguarda, quando vedo un grosso SUV, magari bianco come suggerisce la moda attuale, mi viene da pensare che con un paio di sirene e quattro scritte, sarebbe una ottima ambulanza!!!BRUUUM!!

L'autocritico...??

Mettiamo subito in chiaro una cosa: questo non è un blog di autocritica!
Non si parla di autocritica, non si fa autocritica e tanto meno ne faccio io, su di me. Non perché mi ritenga perfetto (anzi, tutt'altro...), semplicemente non interesserebbe a nessuno, se non, forse, alle persone che già mi sopportano normalmente. Per quanto riguarda voi...bè, se volete fare autocritica siete sicuramente da ammirare e lo potete fare tranquillamente, ma probabilmente questo non è il luogo più adatto.
Insomma, vi starete chiedendo che cosa si fa qua e di che cosa si parla; è presto detto: di auto! Si, di auto, automobili, autovetture, macchine. Chiamatele come vi pare, qui si parla di loro. Nuove, vecchie, fuoriserie, catorci, supercar, trabiccoli, popolari e rarissime. Se ne parla ( o almeno si cerca di parlarne) con intelligenza, rispetto ed educazione, ma adottando un punto di vista fuori dal coro: il mio!
O meglio, io dirò quello che penso e tutti voi potrete dire quello che meglio credete, possibilmente senza usare i soliti luoghi comuni e le cosiddette "chiacchiere da bar", che già saturano il mondo dell'auto. 
Detto questo, non mi dilungo in ulteriori premesse e vi do appuntamento al primo post, che arriverà tra breve...BRUUUM!