giovedì 11 luglio 2013

Cambiare assicurazione auto e risparmiare in tre mosse

Secondo l'ANIA ben 3,1 milioni di automobili infatti risultano circolare con l'assicurazione scaduta e il motivo principale non è più la morosità, bensì la crisi: Adolfo Cappelli, presidente dell'Associazione Utenti Auto, ha dichiarato che chi si trova in questa situazione proclama appunto di non avere la liquidità per pagare. Di certo, le tariffe italiane sono le più alte d'Europa.
Il metodo per risparmiare su quello che è un costo obbligatorio, ma anche una garanzia di sicurezza in caso di sinistro, viene direttamente dal web e sempre più italiani ne stanno prendendo atto. Secondo una ricerca MPS e Quixa, gli automobilisti si informano e comparano le tariffe online: il 70% ha cambiato almeno una volta la propria compagnia assicurativa, e quasi la metà lo ha fatto addirittura più volte.
Vediamo quindi i 3 semplici passaggi per effettuare un cambio di assicurazione online:

1) Tenere sotto mano tutti i documenti – dal libretto di circolazione all'attestato di rischio (il sito adiconsum riporta tutte le informazioni al riguardo) fino al contratto di polizza. In questo modo possiamo inserire tutti i dati richiesti, attestare la nostra classe di merito e prendere visione delle garanzie aggiuntive attualmente in atto con la nostra compagnia e decidere se mantenerle o meno.

2) Accedere a un sito di comparazione – in questo modo si possono confrontare in un solo click decine di compagnie assicurazioni on line (qui un esempio di comparatore). Basta seguire la procedura inserendo i dati in nostro possesso e otterremmo una lista di preventivi da valutare.

3) Stipulare la polizza – a questo punto, una volta scelta la compagnia assicurativa più conveniente, basta chiudere l'acquisto. Prima è possibile perfezionare il preventivo aggiungendo o rimuovendo servizi addizionali come l'assistenza stradale o simili; a questo punto saremo direttamente contattati dalla compagnia per l'invio della documentazione cartacea e il contratto da restituire firmato.
Risparmio garantito quindi, ma come è l'affidabilità di una compagnia assicurativa online? Nessun pericolo perché le compagnie sono tutte legalmente autorizzate dall'ISVAP che controlla i requisiti di legge come per le compagnie cosiddette tradizionali; l’ANIA invece si occupa di verificare che vengano rispettati gli standard minimi di trasparenza e di correttezza in tutte le pratiche commerciali ed amministrative.

di Giacomo Rossini

sabato 6 aprile 2013

5 consigli per assicurare i veicoli d'epoca


Assicurare un veicolo d’epoca online con il primario scopo di risparmiare. Pronti per la missione? E’ necessaria, una piccola premessa, però. Fatevi una domanda, prima di tutto: il vostro veicolo è iscritto o meno all’Asi? (vedi qui tutti i vantaggi di chi iscrive il proprio veicolo storico all'Asi). Questo è un discrimine molto importante: molte compagnie assicurative non prendono neppure in considerazione l’idea di fornire una copertura a un veicolo storico non iscritto all’associazione. Altre compagnie richiedono solo l’appartenenza a un club qualsiasi di vetture e appassionati di auto storiche.

Una volta considerato questo, collegatevi subito a un preventivatore online, cioè uno di quei motori di ricerca che vi danno subito il miglior prezzo tra varie compagnie per aiutarvi a scegliere i migliori preventivi per la polizza di auto d'epoca. Compilate il form relativo al vostro veicolo facendo attenzione a questi cinque punti:

Chi utilizzerà questo veicolo? Se voi siete gli unici a usarlo, potete subito optare per la guida a un solo conducente. Questa opzione vi farà risparmiare sul premio;

Quando userete quest’auto? Se avete intenzione di usarla nel quotidiano, dovete necessariamente stipulare una polizza che vi copra sempre. Se, invece, siete degli appassionati che la useranno solo per radune, gare, mostre, allora potete optare per una polizza che vi copre solo in determinate occasioni legate alla vostra passione;

Non credete che sul web vi usciranno moltissimi risultati, perciò curate la richiesta e modificatela se necessario. Tenete conto che solo ora molte compagnie on line stanno offrendo dei prodotti in tal senso e quindi se personalizzate eccessivamente rischiate di non trovare nulla, almeno, nulla a prezzo agevolato.;

Potete trovare anche prodotti assicurativi di incendio, furto, rapina. Dovete esaminare se effettivamente queste coperture sono per voi indispensabili, altrimenti vanno a incidere abbastanza sul premio assicurativo;

Anche le assicurazioni d’epoca hanno i cristalli, la perdita di chiavi, gli eventi speciali. Per risparmiare, dovete analizzare davvero i bisogni di questa vettura. E’ in un garage e la utilizzate solo in determinate occasioni? E’ di piccolissima cilindrata e non andrete mai tanto forte? Cercate, con un po’ di buon senso di fare il punto su quello che realmente vi serve.

Solo così potete risparmiare sul costo totale del premio e assicurare il vostro veicolo d’epoca con una cifra davvero molto conveniente.

di Francesco Valente

giovedì 28 febbraio 2013

Un'idea semplice semplice


Un' idea semplice semplice è quella che voglio proporre al nuovo Governo che si formerà nei prossimi giorni, a prescindere dal suo colore politico. In campagna elettorale se ne sono sentite di tutti i colori, tante proposte più o meno interessanti sulle tasse, sugli immobili, sui rimborsi e sui costi della politica stessa.

Ma nessuno si è azzardato a parlare di automobili.

Il mercato dell'auto è abbandonato a sé stesso, i numeri raccontano di una realtà tragica che peggiora di mese in mese. Ma i danni causati da una politica fiscale miope si stanno allargando anche al di fuori del settore auto. Non mi riferisco tanto all'odiato superbollo. Quello si limita (si fa per dire) a mettere in ginocchio molti saloni di vetture usate e a far immatricolare le supercar italiane all'estero, anche se poi girano in patria con targhe straniere  e così non pagano nemmeno le multe.
Mi riferisco soprattutto al prezzo della benzina. Le nostre accise, già tra le più alte d'Europa, nell'ultimo anno sono aumentate ancora di più, con il risultato che il prezzo medio italiano supera quello medio europeo di 25,4 (23,1) eurocent  per la benzina e di 26,3 (24,4) eurocent per il gasolio. I numeri tra parentesi rappresentano la parte che incassa lo Stato.

Ogni commento sulla follia e sull'iniquità di questa situazione è superfluo.

È noto che gli introiti fiscali sulla benzina sono una delle migliori fonti di gettito per l'erario, vista l'immediatezza con cui vengono incassati. Di conseguenza, alzare le accise è il modo più svelto per fare cassa in momenti di difficoltà. Sempre che non intervenga il famigerato "Effetto Laffer", cioè il calo del gettito fiscale causato da una tassazione eccessiva. Nell'ultimo mese dello scorso anno, infatti, nelle casse statali sono entrati 229 milioni di euro in meno (-7.2%) rispetto al 2001 e il fenomeno si è ripetuto a gennaio, con un ammanco di 150 milioni (-5,2%). Se il trend continuasse, vorrebbe dire perdere circa 3 miliardi di entrate fiscali.


Ovviamente questi dati non tengono conto degli altri terribili effetti sull'economia reale. Pensiamo a tutte le persone e alle merci che si spostano su gomma per lavoro, che in un Paese con una rete di mezzi pubblici clamorosamente insufficiente non hanno alternative. Quindi, ecco l'idea semplice semplice: tagliare immediatamente le accise di almeno 10 centesimi.

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domenica 20 gennaio 2013

Generazione tablet


Ai giovani l'auto non interessa più. È questa la notizia che preoccupa di più i costruttori. Perché un conto è far fronte alla crisi del mercato europeo, che è compensata dalla crescita della Cina, del Brasile e dalla ripresa degli Stati Uniti, un conto è scoprire che i teenager hanno smesso di sognare l'automobile. Le priorità per i ventenni sono altre, una su tutte, la connettività. Non è facile stabilire le ragioni di un cambiamento di questa portata. Generazioni di liceali attendevano con trepidazione i 18 anni e la patente, che apriva le porte del mondo dei grandi. La sensazione di libertà era grande, anche se poi si arrivava solo al bar.


Nel 2012 al bar si va ancora, ma è più importante sfoggiare l'ultimo modello di smartphone o di tablet, mostrare un video divertente e magari registrarne uno appena dopo per poi caricarlo subito in rete. L'auto resta nell'angoletto, anzi a casa, visto che davanti al bar si trova parcheggio male e solo pagando e che mettere 10€ di benzina non vale la pena per stare 20 minuti in coda. Meglio andare a piedi o con i mezzi pubblici, così intanto si può guardare Facebook. Questo è più o meno quello che sta succedendo tra gli adolescenti di oggi, che dovranno essere gli automobilisti di domani. Per cui le Case stanno correndo ai ripari. L'idea è quella di portare il tablet in vettura, connettendolo con qualsiasi dispositivo presente. Blue&Me, MyLink, R-Link, SYNC, U-Connect sono alcune delle sigle dei nuovi sistemi di infotainment; ogni brand ha la sua ricetta, soprattutto dal punto di vista estetico, perché alla fine le funzioni si uniformano tutte.


Per ora la scelta più estrema è di Mercedes, che sulla nuova Classe A ha "estratto" il tablet dal disegno del cruscotto, dando la sensazione che sia scollegato dal resto dell'auto. Pare che alcuni "vecchi" clienti siano rimasti un po' sconcertati, ma non è un mistero che la Stella voglia iniziare a brillare anche tra i giovani. Il mercato sarà, come sempre, giudice, ma la strada del cambiamento è stata già imboccata.

venerdì 30 novembre 2012

Ford MyKey, limitare per non educare



"Vietato vietare" era uno degli slogan più famosi del '68, periodo in cui si sognava un mondo diverso con "al potere la fantasia", dove la coscienza, la compartecipazione e la solidarietà avrebbero dovuto elevare ogni singolo individuo ad attore di una società civile giusta ed egualitaria.
Le cose sono andate un po' diversamente...Al potere abbiamo le banche e i mercati, la società ruota attorno a un individuo solo, consumista e disinteressato alle dinamiche civili. Anche se Facebook e Twitter hanno sostituito il bar e il "muretto", in piazza si va ancora in tanti, ma per ballare 3 minuti la melodia più idiota mai concepita da mente umana. 
Da "Vietato vietare" si è passati a "limitare per non educare". Il tuo bambino di 6 anni è troppo vivace? Dagli una pasticchetta. Tuo figlio di 12 anni suda, si sporca e rischia di farsi male a calcio? Rinchiudilo in casa con la Play Station. È adolescente e vuole uscire di pomeriggio? Dagli un bello smartphone con GPS e controlla costantemente la sua posizione. Ha appena preso la patente e ti viene l'ansia? Compragli una Ford Fiesta dotata di sistema MyKey, così da limitare tutte le funzioni dell'auto!

Non sto scherzando. Gli stessi signori che nel '68 hanno attraversato l'Europa d'estate su sgangherate 500, Dyane o Maggiolini, rigorosamente senza cinture, con la musica a tutto volume, le lattine di birra e magari fumando una canna, hanno inventato una sorta di funzione"cancella pericoli" per l'auto. Peccato che i pericoli esistono ed esisteranno sempre. Per prevenirli ed evitarli servono consapevolezza e buon senso. 

Il MyKey consente di limitare la velocità massima, il volume della radio, di impedire la disattivazione dell'ESP e via dicendo. Magari farà la felicità dei genitori più ansiogeni, ma non porterà nessun beneficio al giovane neopatentato. E se è vero che proibire qualcosa è il miglior modo per farla cercare, viene da chiedersi cosa succederà il giorno che il MyKey verrà disattivato. Forse tutta la frustrazione verrà sfogata in un solo colpo?

La verità è che l'esame per ottenere la patente è del tutto inefficace, che tante scuole guida sono inadeguate e che la maggior parte dei genitori sono automobilisti indisciplinati inadatti a insegnare ai figli a guidare. Come spesso accade, il problema sta nelle radici della pianta e tagliando le foglie malate si rimanda solo il momento in cui bisognerà farci davvero i conti.

Non sarebbe molto meglio regalare un bel corso di guida sicura a ogni neopatentato che acquista un'auto? 


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mercoledì 31 ottobre 2012

C'era una volta la Lancia



C'era una volta la Lancia, un marchio automobilistico di Torino, che faceva auto di lusso e con una tecnica di avanguardia. C'era una volta la Lancia, un costruttore italiano, che dominava i rallies mondiali ed era anche sinonimo di eleganza. C'era una volta la Lancia, l'unica marca italiana apprezzata anche dai francesi, che popolava i sogni di tanti ragazzi. C'era una volta la Lancia. Oggi ne è rimasto poco; domani, probabilmente, non ne rimarrà nulla. Il brand ha perso appeal, ha detto Sergio Marchionne. Purtroppo non gli si può dare torto; gli si può solo rimproverare di essersene accorto con un filo di ritardo, una ventina di anni più o meno. Tanto tempo è passato dall'uscita di produzione dell'ultima auto che abbia portato con onore il nome Lancia, la Delta Integrale. E poco di meno é trascorso dal pensionamento della Thema, l'ultima berlina di prestigio degna di rispetto prodotta in Italia. Dopo di loro il nulla.


Sulla scorta dei principi del taglio dei costi e delle piattaforme comuni, il bagaglio tecnico-ingegneristico della Lancia é andato perduto e sono nati dei mostri come il trio Tempra-Dedra-155. Tutto ció accadeva negli stessi anni in cui il gruppo Volkswagen iniziava a percorrere la stessa strada, ma in maniera vincente, trasformando un marchio poco noto come Audi in un brand di lusso. Del resto quando si pagano con soddisfazione i 5.000€ in più che ballano tra una Golf e una A3, che hanno costi industriali pressoché identici, ci si puó solo togliere il cappello di fronte a una gestione aziendale perfetta.

In Fiat le cose sono andate un po' diversamente...Per decenni si è guardato solo al mercato domestico, pensando a inglobare i concorrenti (Lancia nel '68 e Alfa Romeo nel '86), senza mantenere le specificità tecniche e smettendo di investire sul prodotto. I risultati sono palesi. Lancia é un marchio praticamente defunto che riesce a vendere un solo modello, la Ypsilon; Alfa Romeo resta a galla grazie ai tantissimi amanti del marchio che ancora conserva e a due auto di buon successo come la Mito e la Giulietta, che sono comunque di derivazione Fiat.

In buona sostanza, la situazione è tragica. I grandi marchi automobilistici decaduti sono una brutta gatta da pelare per chiunque. Di contro i grandi successi, come Audi, si costruiscono con un investimento costante nel tempo e soprattutto con le idee ben chiare sul da farsi. Probabilmente la lenta agonia della Lancia sta per giungere al termine. I lancisti più radicali forse saranno contenti: meglio la gloria eterna che l'abominio terreno. Ma tanti appassionati di auto lo saranno meno, soprattutto pensando a quante grandi occasioni sono state sprecate prima di arrivare a questo epilogo.

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venerdì 21 settembre 2012

Alla Fiat hanno il senso dell'umorismo


La situazione tragica del mercato europeo dell'auto è nota a tutti. La sovra capacità produttiva è un dato di fatto. Il problema non è solo di Fiat, come dimostrano le precarie condizioni di PSA, le perdite incancrenite di Opel e i pesanti passivi di Ford Europa (peraltro, riguardo a queste ultime due, è seriamente al vaglio la possibilità di cessare le attività in Europa, per concentrarsi solo sul mercato domestico). Questa sovra capacità è figlia della motorizzazione di massa degli anni 60/70 e dell'aver voluto, da parte dei governi e delle case auto, posticipare il problema, quando anche un bambino capisce che, una volta data un'auto pressoché a tutti i patentati, bisognerà attendere che la vogliano sostituire, prima di vendergliene un'altra.
Questi temi sono evidenti da anni - i due milioni e passa di auto venduti fino a 5 anni fa erano un miraggio irradiato dagli incentivi - come era evidente che i 20 miliardi di euro promessi da Marchionne per la fantomatica Fabbrica Italia non sarebbero mai stati investiti. Del resto che cosa ci si può aspettare da una azienda che da metà anni 80 in poi ha dilapidato il miglior patrimonio tecnico-ingegneristico del mondo, disinvestendo sul prodotto e lasciandosi raggiungere (e superare) da quasi tutti i marchi concorrenti.
È più interessante chiedersi l'origine dell'incondizionato e trasversale consenso di cui Marchionne ha goduto negli ultimi anni. Che sia stato per ingenuità o per malafede, in entrambi i casi non c'è da stare allegri. Anzi sì! Perché alla Fiat hanno uno spiccato senso dell'umorismo. Negli stessi giorni in cui "Serghio" lasciava a piedi il Paese con un comunicato di poche righe, l'ufficio marketing partoriva l'indispensabile "Fiat Likes U-l'Università che ci piace" e John Elkann pontificava sulla copertina di Panorama. Negli stessi istanti in cui l'Italia veniva definita come un affare in perdita, come una palla al piede da dover trascinare per forza, si lanciava un essenziale programma di car sharing - corredato da 8 borse di studio da, udite udite, 5.000€ - in 8 Università italiane, la maggior parte delle quali private, perché bisogna agevolare chi può permettersi rette da 10.000€ e non chi fa i salti mortali per studiare nelle facoltà pubbliche. Ma la cosa più bella è che mentre accadeva tutto questo, il prode Elkann suggeriva ai giovani di studiare per guadagnare di più; parlava di meritocrazia, del resto chi meglio di lui (e il suo stipendio da oltre 3mln di euro annuali) può spiegare il concetto del merito...il merito di essere nato nella famiglia giusta.
Purtroppo però, Diego Della Valle non ha apprezzato l'umorismo made in Fiat, e ha ringhiato che gli Agnelli dovrebbero tornare a fare quello che sanno fare meglio, sciare e giocare a golf. Marchionne si è offeso, ha detto che non comprerà più le Tod's perché sono scarpe di lusso e costano troppo. Aspettiamoci di vedere un paio di Converse in coordinato con il maglioncino...

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