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lunedì 13 gennaio 2020

Mazda RX-7, l’urlo rabbioso del Wankel

E’ dal 2012 che nessun motore Wankel viene più assemblato nelle linee produttive di Hiroshima, da quando Mazda ha messo fine alla produzione della RX-8. Chiunque sia appassionato di motori spera di tornare ad ascoltare presto un rotativo ruggire come solo lui sa fare, ma intanto consoliamoci ricordando un po’ di storia, quella della mitica Mazda RX-7, un’auto che ha attraversato quasi un quarto di secolo – 1978-2002 – in tre diverse generazioni. Se pensate che l’aggettivo “mitico” sia troppo, ricordate che la RX-7 è stata l’unica auto al mondo a usare il motore Wankel in modo efficace e affidabile. Ma prima di parlare della vettura, ricordiamoci per un attimo come funziona questo tipo di propulsore (qui il nostro approfondimento sul motore Wankel): il principio di base è che non ci sono pistoni singoli con un moto rettilineo, ma un solo pistone a tre lobi che si muove in modo rotatorio all’interno di una camera toroidale. Continua su Autoappassionati

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giovedì 29 ottobre 2015

Salone di Tokyo, Mazda RX-Vision, l’amore per il motore rotativo continua


La storia tra Mazda e il motore rotativo è destinata a proseguire, dopo essersi interrotta nel 2011 con l’uscita di produzione della ultima RX-8. Si chiama Skyactiv-R e la Casa giapponese lo ha definito come “motore rotativo di nuova generazione”, piazzandolo sotto il cofano della RX-Vision, la concept di una nuova vettura coupé che ha debuttato oggi al Salone di Tokyo. È difficile non pensare che questo prototipo si trasformi in auto di serie, anche perché le linee non sono di quelle “impossibili” e comunque rispettano il family feeling delle altre Mazda. Le sue proporzioni sono quelle classiche dei coupé con motore anteriore e trazione posteriore, sebbene le ruote dallo smisurato numeri di pollici risultino quasi troppo grandi rispetto alla linea della carrozzeria, una caratteristica tipica di moltissimi concept. Ma, design a parte, il messaggio forte che quest’auto manda è che Mazda non ha smesso di credere in quello che è “probabilmente il simbolo più rappresentativo dello spirito dell’azienda”, anche se non sono ancora disponibili specifiche tecniche.

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