lunedì 19 aprile 2021

Cinquanta anni fa nasceva la Fiat 127, cioè la prima utilitaria moderna italiana


La Fiat 127 è una di quelle auto che hanno fatto la storia della motorizzazione italiana. Il modello originale debuttò nell'aprile del 1971, proprio mezzo secolo fa, compiendo un grande balzo in avanti rispetto alla 850, che del resto era stata concepita alla fine degli anni Cinquanta. Il salto era grande non soltanto nella tecnica ma anche nello stile. Lo schema "tutto avanti" con il motore anteriore trasversale era già stato sperimentato dal Gruppo Fiat sulle Autobianchi Primula e A112 e sulla Fiat 128 che era uscita un paio di anni prima. Ma con la 127 questo schema arrivava per la prima volta su una vettura davvero popolare. A livello di design, invece, la matita di Pio Manzù - figlio dello scultore Giacomo - definì una linea molto moderna, tanto nelle proporzioni quanto in alcuni dettagli estetici piuttosto ricercati. Era talmente avanti rispetto all'epoca, che ispirò molte concorrenti degli anni seguenti. Manzù, invece, fu molto sfortunato perché morì in un incidente stradale proprio mentre si recava alla presentazione della maquette definitiva alla dirigenza Fiat. La 127, in ogni caso, ebbe un successo immediato, anche fuori dall'Italia, tanto che in poco più di tre anni ne vennero prodotte un milione, mentre nel 1972 si aggiudicò il premio di Auto dell'Anno, allora ancora più ambito di oggi, oltre a diversi altri premi nazionali. Nello stesso anno debuttò anche la versione "3 porte" visto che la prima 127 aveva ancora il baule separato dall'abitacolo e non un portellone completo. Con questa modifica, si poteva sfruttare tutto lo spazio interno, aprendo possibilità sconosciute alle vetture con il motore posteriore. A livello meccanico, in ogni caso, la 127 era figlia di un progetto all'avanguardia, a partire dal propulsore che era un'evoluzione di quello della 850 Sport, ovvero il 903 cc ad aste e bilancieri che sarebbe poi arrivato fino al terzo millennio. Continua su La Stampa

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domenica 18 aprile 2021

Formula 1, Fernando Alonso torna a Imola 20 anni dopo la prima volta: «La sfida è immensa»


Fernando Alonso torna a Imola, 20 anni dopo la sua prima volta, al volante di una Alpine. La prima volta che il pilota spagnolo corse all'autodromo Enzo e Dino Ferrari su una Formula 1, infatti, era esattamente il 15 aprile 2001. L'auto in questione era una Minardi e quell'anno Alonso era il terzo più giovane esordiente della storia della F1. Da quel giorno ne è passata di acqua sotto i ponti: Fernando Alonso ha vinto due mondiali con la Renault e ne ha sfiorati altri due con la Ferrari, perdendoli per quattro punti nel 2010 e per tre punti nel 2012. In tutto ha corso per cinque stagioni con la scuderia di Maranello, prima di approdare alla McLaren dove però non è mai andato oltre il decimo posto in classifica. Poi il ritiro del 2018 e l'impegno spostato su altre discipline molto impegnative, come il mondiale endurance. In questo periodo sono arrivate le due vittorie alla 24 di Le Mans e l'assalto alla 500 miglia di Indianapolis, che però non è riuscito. E proprio di questo gli abbiamo chiesto nella nostra intervista. 

Sei vicinissimo alla cosiddetta Triple Crown (mondiale F1, Le Mans e 500 miglia di Indianapolis), ci riproverai?

«Non so se ci riproverò, è difficile rispondere adesso. Di certo è un obiettivo che mi attrae ancora e ha sicuramente il suo fascino. Ma ora sono focalizzato al 100% sulla Formula 1 ed è difficile guardare oltre. Non so che cosa farò dopo, la sfida di questo ritorno è già immensa. In ogni caso la 500 miglia di Indianapolis resta una gara magica».

A Imola sei stato protagonista di grandi duelli con Michael Schumacher, che ricordi hai?

«Ho un bellissimo ricordo delle battaglie con Michael. Una grande emozione. Io arrivavo in F1 in quegli anni e lui era un riferimento, un campione da cui imparare tanto. Duellare con lui era speciale e quello che abbiamo fatto qui a Imola è rimasto nell'immaginario collettivo. Riguardo alla sua situazione attuale, rispetto la sua privacy, come tutti, ma ho sempre la speranza che arrivino buone notizie». Continua su GQ

 

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sabato 17 aprile 2021

Audi Q4 e-tron e Q4 e-tron Sportback, ecco le elettriche “popolari” di Ingolstadt


Le Audi Q4 e-tron erano attese da molto tempo e finalmente sono arrivate in veste definitiva. Le forme sono fedeli a quelle delle due concept presentate nel 2019 al Salone di Ginevra e poi a metà 2020. Le Q4 e-tron, dunque, nascono subito con due carrozzerie distinte, quella tradizionale - una volta si sarebbe detto due volumi - e quella Sportback, con il profilo del posteriore che degrada verso il basso, quasi come su una coupé. Ma al di là della doppia scelta, quello che veramente conta è che le Q4 e-tron sono le prime Audi 100% elettriche sviluppate sulla piattaforma MQB comune a tutto il Gruppo Volkswagen. Dopo che la e-tron quattro ha portato Audi al debutto nel mercato elettrico, ma nella fascia più alta, il compito delle nuove arrivate è quello di posizionarsi più in basso, dove i volumi iniziano a crescere. A questo proposito, in Italia, i prezzi partiranno da meno di 46.000 euro, incentivi esclusi, e le auto arriveranno nelle concessionarie a giugno. Con 4,58 metri di lunghezza, 1,86 di larghezza e 1,63 di altezza, la Audi Q4 e-tron si posizionano nella parte più alta del segmento C-SUV, dove la concorrenza è massima, anche a livello globale. Il passo di 2,76 metri configura un abitacolo generoso - Audi prende come riferimento le dimensioni esterne della Q3 e la volumetria della Q7 - e un bagagliaio da almeno 535 litri (520 per la Sportback). Ancora a proposito delle carrozzerie, il CX è ottimo per entrambe, cioè di 0,28 per la due volumi e di 0,26 per la Sportback. La penetrazione aerodinamica favorevole favorisce anche le autonomie, che sono comprese tra i 306 e i 520 km a seconda dei powetrain, delle batterie e della trazione posteriore o integrale. Le Q4 e-tron, infatti, saranno disponibili in tre step di potenza: 170, 204 e 299 CV, abbinati rispettivamente alle versioni "35", "40" e "45". L'accelerazione da 0 a 100 km/h parte da 9 secondi e scende fino a 6,2, con velocità massime (limitate) di 160 o 180 km/h. Continua su La Stampa

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venerdì 16 aprile 2021

Le 10 auto cabrio e spider che hanno fatto la storia


Le 10 auto cabrio e spider che hanno fatto la storia fanno tutte parte del nostro immaginario collettivo, anche se in molti casi non sappiamo nemmeno quale sia il loro nome corretto. Classiche o moderne che siano, le vetture senza tetto hanno sempre un fascino particolare e poco importa se siano derivate da una versione chiusa o se nascano già con la capote. Nella maggior parte dei casi si tratta di modelli sportivi, ovviamente con le dovute eccezioni. Anche la distinzione tra cabriolet (o convertible, come dicono gli americani) e spider è importante. Le prime sono le auto che derivano da una berlina e che possono offrire quattro posti - o alla peggio 2+2 con i posteriori di fortuna - invece le seconde sono sportive più radicali e hanno solo due posti secchi. In ogni caso, questo genere di auto sembra un po' passato di moda negli ultimi anni, come abbiamo raccontato qui. Basti pensare che ancora nel 2004 gli automobilisti europei hanno acquistato 476.000 vetture a cielo aperto, mentre nel 2019 il totale è tracollato a 163.300 unità. Nel 2020, anche a causa della pandemia, in Italia sono state vendute meno di 5.000 unità tra cabriolet e spider. Insomma, anche se questo è il paese del sole, evidentemente piace sempre di meno prenderlo in macchina. Tuttavia, non è sempre stato così, come dimostrano i modelli presenti nella nostra classifica delle 10 auto spider e cabrio che hanno fatto la storia. Continua su GQ

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giovedì 15 aprile 2021

Dacia Spring, la prova: tutto quello che non c’è non si può rompere


La Dacia Spring arriva come un temporale sul mercato europeo e italiano grazie una caratteristica imbattibile: il prezzo, 19.900 euro di listino. Sfruttando gli ecoincentivi e la rottamazione, costa meno di diecimila euro - 9.460 per la precisione - diventando l'auto a zero emissioni più economica in Italia. Un titolo che fino a qualche tempo fa apparteneva alla "cugina" Renault Twingo per la quale, tuttavia, bisogna mettere in conto almeno 12.950 euro. Anche se i due brand a cui appartengono fanno entrambi parte del Gruppo Renault, le due auto non hanno praticamente nulla in comune: la Twingo è figlia della vecchia joint venture con la tedesca Smart, mentre la Spring viene prodotta dalla Dongfeng - una delle tre principali Case auto cinesi - ma su piattaforma Renault. Questa Dacia, dunque, viene costruita in Cina, dove viene anche venduta con tre brand e nomi diversi con qualche lievissima modifica di carrozzeria. Tornando alla versione italiana (ed europea), siamo di fronte a una citycar a cinque porte lunga 3,73 metri e con un passo di 2,43, che configurano un discreto spazio a bordo per 5 persone e 290 litri per i bagagli. Il motore elettrico ha 44 CV e 125 Nm ed è alimentato da una batteria agli ioni di litio che ha una capacità di 27,4 kWh. L'autonomia media omologata WLTP è di 230 km, che però diventano 305 km in città. Considerate le dimensioni degli accumulatori, le quattordici ore necessarie per il pieno con una presa domestica sono accettabili, ma già con una wallbox da 7,4 kW si scende a cinque ore. In ogni caso, la potenza massima di ricarica non supera i 30 kW, ma considerando che la maggior parte delle colonnine pubbliche italiane è da 22,3 kW, ci si può accontentare. I numeri che invece destano qualche perplessità sono quelli relativi alle prestazioni: a leggere i 19,1 secondi per passare da 0 a 100 km/h e i 125 km/h di velocità massima, sembra di tornare indietro nel tempo, alle utilitarie degli anni Ottanta. Continua su La Stampa

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mercoledì 14 aprile 2021

David Beckham è il nuovo Global Ambassador di Maserati (e l'annuncio arriva con un film girato a Miami)


Maserati sceglie David Beckham come nuovo Global Ambassador. L'ex-capitano della nazionale di calcio inglese, stella del Manchester United e del Real Madrid, è il partner perfetto per accompagnare il brand del Tridente nella prossima tappa del suo viaggio, rompendo i confini e portando il marchio in prima linea tra le automobili di lusso nel ventunesimo secolo. Nella sua storia lunga oltre un secolo, Maserati si è distinta per innovazione, design e passione, creando veicoli iconici, che hanno cambiato per sempre il modo di pensare alle automobili. Oggi, questa ricetta italiana unica, trova una definizione inedita con l'unione tra Maserati e David Beckham, icona sportiva a livello mondiale, filantropo, uomo d'affari e pioniere dello stile. «Il Brand continua a essere proiettato in avanti, inaugurando una nuova era. Maserati sfida ogni giorno lo status quo grazie al suo essere innovativa per natura, spinta dalla passione e unica per design. La partnership con David Beckham esprime tutti questi valori», ha commentato Paolo Tubito, Chief Marketing Officer Maserati. David Beckham, dal canto suo, insiste sul legame con stile e innovazione che condivide con il brand:  «Per me è entusiasmante iniziare questa partnership con Maserati: un marchio italiano iconico che condivide la mia stessa ammirazione per le innovazioni più grandi e per il migliore design. In un momento così cruciale della sua storia, non vedo l'ora di lavorare a stretto contatto con Maserati e di continuare con loro questa crescita su scala globale». Continua su GQ

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martedì 13 aprile 2021

Citroen C5 X, la nuova ammiraglia francese diventa crossover


Sebbene il segmento D, quello delle berline e delle station wagon lunghe tra i 4,6 e i 4,8 metri, sia in crisi in tutta Europa - nel 2020 sono state immatricolate 790.000 auto, di cui il 60% appartenenti ai marchi premium - Citroen prova a dire la sua con la nuova C5 X, che adotta una formula più originale. Se la prima parte della denominazione riprende quella della generazione precedente, uscita dal mercato quattro anni fa, la "X" finale è quella che cambia tutto, lasciando intendere le nuove caratteristiche dell'auto. Le forme sono quelle di un crossover, un po' berlina due volumi, un po' station wagon, con un ampio portellone posteriore. La lunghezza è di 4,8 metri, la larghezza di 1,86 e l'altezza di 1,48. Misure che insieme al passo di 2,79 metri lasciano presagire una grande abitabilità interna, mentre il vano bagagli ha una capacità di 545 litri. Lo stile della C5 X riprende alcuni stilemi già visti sulla nuova C4, anche se qui il design è lievemente meno sperimentale e va alla ricerca di una maggiore eleganza. Continua su La Stampa

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lunedì 12 aprile 2021

Audi e-tron GT, potenza strabiliante e prestazioni sostenibili


La Audi e-tron GT porta una scossa nella storia brand di Ingolstadt. Nella versione RS, infatti, è semplicemente l'Audi di serie più potente di sempre, senza contare che è la prima elettrica nata su una piattaforma - la J1 condivisa con la Porsche Taycan - pensata sin dall'inizio esclusivamente per questo tipo di soluzione. La Audi e-tron GT, inoltre, è l’apice dell’evoluzione sostenibile della sportività dei quattro anelli, visto che viene costruita nello stabilimento Audi Böllinger Höfe - dove nasce anche la supercar R8 - che è certificato carbon neutral e utilizza tecnologie all'avanguardia come la realtà virtuale, il riciclo della plastica e dell’alluminio. Lunga 4,99 metri, larga 1,96 metri e alta 1,41 metri, è stata sviluppata da Audi Sport, seguendo il concetto di coupé a quattro porte, che ha permesso di ottenere un CX bassissimo di 0,24, grazie anche ad accorgimenti come le prese d’aria attive, lo spoiler posteriore estraibile, il sottoscocca carenato l'estrattore posteriore. Riguardo allo stile, invece, bastano le parole di Marc Lichte, Responsabile del Design Audi che l'ha definita come “l’auto più bella che abbia mai disegnato”. Anche l’abitacolo è in stile Granturismo, con conducente e passeggero seduti in posizione ribassata, separati da un’ampia console, mentre i sedili posteriori garantiscono un’abitabilità tale da ospitare tre adulti. Parlando invece di tecnica, la e-tron GT ha due motori elettrici, uno per asse, che configurano una trazione integrale senza albero di trasmissione, del 50% più veloce rispetto a un sistema tradizionale. Continua su GQ

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domenica 11 aprile 2021

Ford Puma ST, la prova: non svegliate il felino che dorme


Prendete la crossover piccola più in voga del momento, aggiungete buona parte della meccanica di una delle migliori "hot hatch" in circolazione, cioè la Fiesta ST, e otterrete una miscela esplosiva. La Ford Puma ST è un'auto unica nel suo genere e infatti non ha concorrenti dirette. Il suo carattere è tutto racchiuso nelle due letterine magiche che seguono il nome, perché quando una Ford riceve le cure del reparto Sports Technologies e di conseguenza la sigla ST - la RS purtroppo è stata abbandonata dopo la penultima Focus per motivi legati alle emissioni - di solito si trasforma in un'auto estremamente divertente. La nuova Puma ST non fa eccezione e, sebbene il suo baricentro non sia esattamente quello di un'auto sportiva, già dopo qualche curva si capisce che si tratta di un limite più teorico che pratico. La piccola crossover Ford, infatti, sa essere molto divertente e non ha nulla da invidiare alla Fiesta ST, rispetto a cui risulta molto più versatile e godibile a 360°. Del resto, Ford Italia non fa mistero del fatto che per la prima volta nella storia c'è in gamma un'auto che batte la Fiesta in fatto di vendite. Continua su La Stampa

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sabato 10 aprile 2021

Essere un «Digital Nomad», l'esempio di Nick Pescetto


Nick Pescetto è un content creator specializzato nel mettere insieme temi come gli sport estremi, la natura, i viaggi e la fotografia. Le immagini dei suoi viaggi sono tra le più apprezzate del web e sulla sua pagina Instagram conta oltre 330,000 follower. Un "Digital Nomad", un giramondo contemporaneo che è riuscito a cogliere le opportunità di un lavoro che fino a poco tempo fa era quasi sconosciuto. Dopo essersi accorto di non poter essere felice con un classico lavoro d’ufficio, infatti, ha inseguito i suoi sogni con coraggio fino a raggiungerli. Del resto, il confine tra tempo libero e lavoro, turismo e professione scompare quando l’ufficio diventa un lap top. Raccontare cultura e tradizioni locali vivendo on the road oggi è una realtà per molti ma è anche una sfida che impone di riflettere sul tema del cambiamento: dai mezzi di trasporto che usiamo ai comportamenti necessari a ridurre l’impatto sull’ambiente e sulle comunità che ci ospitano. Così, abbiamo parlato con Nick Pescetto durante gli Electric Days Digital e ci ha raccontato che cosa vuol dire essere un content creator e anche un "Digital Nomad". «Ho iniziato a definirmi come un content creator solo tre o quattro anni fa. Prima mi presentavo come filmmaker, fotografo, atleta, talent o producer a seconda del tipo di lavoro che dovevo svolgere. Ora sono convinto che il concetto di content creator possa riassumere tutti questi altri», ha detto Nick, che poi ci ha parlato della sua idea di viaggio e di come realizza i suoi contenuti. Continua su GQ

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venerdì 9 aprile 2021

Hyundai Santa Fe, la prova - per il compleanno dei 20 anni diventa ibrida


La storia europea di Hyundai è iniziata nel 1978, con l'inizio delle vendite in alcuni mercati della Pony, presentata al Salone di Torino nel 1974. Quella italiana, invece, è iniziata nell'autunno del 1981, sempre con la Pony ma in versione aggiornata. Il brand coreano, dunque, ha una storia relativamente breve nel Vecchio Continente, ma in poco tempo ha saputo portarsi al livello dei migliori concorrenti e in alcuni casi anche oltre (la garanzia di 5 anni a chilometri illimitati è battuta solo dai 7 della cugina Kia che però pone il limite dei 150.000 km). La Santa Fe è l'esempio migliore di questa crescita veloce ma qualitativa, perché di tutti i modelli Hyundai, è quello che è commercializzato nel mercato europeo da più tempo, per la precisione nel 2000. Quella attuale è la quarta generazione, di cui questa versione "20th Anniversary" rappresenta il restyling. Il design, soprattutto all'anteriore, è piuttosto audace, nel solco di quanto già visto con la Tucson, ma le vere novità si trovano sotto il cofano dove debutta un powertrain ibrido che in Italia è anche l'unico disponibile sulla grande SUV coreana. È composto da un 1.6 turbo benzina a iniezione diretta da 180 CV e da un motore elettrico che eroga 44,2 kW ed è collegato a una batteria agli ioni di litio da 1,49 kWh. La potenza complessiva a disposizione è di 230 CV con 350 Nm di coppia, dati più che adeguati alla mole della vettura che sfiora le due tonnellate. Per l'accelerazione da 0 a 100 km/h, infatti, servono 9,1 secondi e la velocità massima è di 187 km/h. Numeri a parte, nella guida quotidiana la Santa Fe è sempre pronta a riprendere velocità, ben supportata dal cambio automatico (del tipo con convertitore di coppia) a 6 rapporti. La trazione è integrale e per la prima volta in casa Hyundai integra un selettore delle modalità di guida che permette di predisporre l'elettronica di gestione del veicolo a fondi come sabbia, neve e fango. Continua su La Stampa

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giovedì 8 aprile 2021

Auto elettrica, la nostra guida a una parola (quasi) sconosciuta: elettrificazione


L'elettrificazione, insieme con tutto ciò che riguarda l'auto elettrica, è uno dei tre grandi temi del presente e del prossimo futuro dell'industria automobilistica. Gli altri due sono la guida autonoma e la connettività sempre più avanzata, ma è l'elettrificazione che tocca più da vicino gli automobilisti, poiché si trovano a scegliere automobili nuove, dotate di tecnologie sconosciute o quasi. Per la maggior parte degli italiani, infatti, l'auto elettrica è ancora un oggetto misterioso - come ha dimostrato anche la ricerca di Electric Report presentata durante gli Electric Days Digital - e anche quando si parla di ibrido le idee non sono molto chiare. Tutto questo in uno scenario di mercato che gradualmente diventa più elettrificato, visto che nel 2020, un'auto nuova su cinque in venduta in Italia era elettrificata. Dove per elettrificata si intende dotata di una di queste tecnologie: mild hybrid, full hybrid, plug-in hybrid, full electric. Cerchiamo dunque di capirci qualcosa in più, tenendo presente che tutti i powertrain ibridi recuperano energia nelle frenate e nelle decelerazioni per poi riutilizzarla nelle accelerazioni, il momento in cui il consumo è massimo. Anche i motori elettrici recuperano energia in frenata, ma nel loro caso la situazione più penalizzante è quella delle alte velocità costanti. Continua su GQ

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mercoledì 7 aprile 2021

Piaggio Beverly 300 e 400 hpe, la prova - esame di maturità


Il mercato degli scooter europei è tradizionalmente diviso in due macro categorie, ruote alte e ruote basse. I primi privilegiano la stabilità a discapito dello spazio di carico e di una parte di versatilità, mentre i secondi fanno l'esatto opposto. Poi ci sono le vie di mezzo, come il Piaggio Beverly, che davanti ha il cerchio da 16 pollici e dietro da 14 pollici, cercando di coniugare il meglio dei due mondi. Quella che abbiamo provato a Livorno è la nuova generazione del Beverly, che arriva a venti anni esatti dal debutto del modello originale, un periodo in cui è stato uno degli scooter più di successo in Italia. Il nuovo scooter made in Pontedera si evolve per unire la versatilità, le doti dinamiche e con le prestazioni e il comfort di un gran turismo, confermando ed evolvendo una ricetta già nota. Il capitolato di progetto - spiegano i tecnici Piaggio - definiva uno scooter adatto sia al commuting urbano sia al turismo extraurbano, anche con passeggero. Per quest'ultimo utilizzo è senza subbio meglio scegliere il Beverly più potente. Ma andiamo con ordine. Rispetto alla generazione precedente, il design è diventato più affilato, anche grazie ai gruppi ottici a led e a un posteriore snello, quasi da moto. La sella, invece, ha guadagnato nel look e nelle finiture, visto che ora presenta un doppio rivestimento e doppie cuciture. Ma anche sotto la pelle è cambiato tutto, a partire dal telaio che è più simile a quello di una moto che di uno scooter; unisce una doppia culla in tubi di acciaio ad alta resistenza alla lamiera stampata. Per quanto riguarda le sospensioni, invece, sia la forcella con steli da 35 mm di diametro che gli ammortizzatori posteriori, con precarico regolabile su cinque posizioni, sono forniti da Showa. Altra grande novità sono i due nuovi motori Euro 5 di 300 e 400 cc, entrambi monocilindrici, con distribuzione a 4 valvole per cilindro, raffreddamento a liquido e iniezione elettronica. Queste unità sono state completamente riprogettate, a partire dalla camera di scoppio, per migliorare le prestazioni e allo stesso tempo ottemperare alle norme antinquinamento più recenti. Continua su La Stampa

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martedì 6 aprile 2021

Porsche, va all'asta una delle collezioni più incredibili di sempre


Delle Porsche all'asta stuzzicano sempre la fantasia degli appassionati, soprattutto se si tratta di modelli pazzeschi come la 918 Spyder, la Carrera GT e la 911 GT2 RS. Queste tre sportive made in Zuffenhausen, insieme ad altre quattro, andranno all'asta in un evento online organizzato da RM Sotheby's e in programma dal 19 al 28 febbraio. Questa collezione è stata soprannominata Swiss Porsche, perché proviene tutta un solo proprietario. Tutte le auto sono esemplari eccezionali, con pochi chilometri, colori personalizzati e diversi optional del catalogo Porsche Exclusive. Tra le due perle più rare della collezione c'è senza dubbio la Porsche 918 Spyder del 2014, l'hypercar ibrida sviluppata per competere con la Ferrari LaFerrari e la McLaren P1. Accelera da 0 a 100 km/h in 2,6 secondi e arriva fino a 345 km/h. Questo esemplare è verniciato in Liquid Chrome Blue Metallic - un'opzione da 63.000 dollari - ha gli interni rivestiti in pelle Mocha Brown. I cerchi in lega sono quelli in magnesio del pacchetto Weissach e il contachilometri segna poco meno di 5.500 km. Il prezzo stimato è compreso tra 975.000 e 1.100.000 franchi svizzeri. La Carrera GT era la regina della gamma Porsche prima della 918 Spyder. Questo esemplare del 2004 è uno dei 644 prodotti per il mercato americano. Sotto il cofano posteriore c'è un V10 aspirato che Porsche aveva sviluppato originariamente per le competizioni e che poi è stato montato su questa vettura di serie, arrivando a erogare 612 CV a 8.000 giri. Da notare che questa barchetta ha il cambio manuale a 6 marce, i freni carboceramici e zero aiuti elettronici per la guida. Attualmente l'esemplare in vendita a un prezzo compreso tra 775.000 e 825.000 franchi svizzeri ha percorso 16.327 km ed è stato revisionato nel marzo 2020. Continua su GQ

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lunedì 5 aprile 2021

Kia Sorento Plug-in Hybrid la prova - addio Diesel, benvenuto litio


Il destino dei grandi SUV - quelli oltre i 4,7 metri di lunghezza - appare ormai segnato: il Diesel sta diventando un ricordo. Il tema non è banale, perché era solo grazie a quel tipo di propulsore che "bestioni" da sette posti e almeno due tonnellate, avevano consumi accettabili. Ma nel futuro c'è sempre meno gasolio e dunque l'alternativa è l'ibrido, che può essere di diversi tipi. La scelta operata da Kia è piuttosto democratica, visto che con l'arrivo della versione plug-in, le Sorento ibride in gamma diventano due. La motorizzazione full hybrid, infatti, aveva già debuttato qualche mese fa e ora è il momento di quella alla spina, che costa 8.500 euro di più ma anche un maggiore numero di frecce al suo arco. Inoltre, il raddoppio dell'offerta elettrificata di Kia sul suo SUV top di gamma si inserisce nel processo di trasformazione intrapreso dal brand coreano che vuole evolversi dal ruolo di costruttore tradizionale a fornitore di nuove soluzioni di mobilità sostenibile. Più concretamente, entro il 2030 Kia intende vendere 1,6 milioni di veicoli elettrificati ogni anno, che dovranno rappresentare il 40% delle proprie vendite totali. E vale la pena sottolineare che in questo computo non sono inclusi i mild hybrid, che dell'elettrificazione hanno solo le premesse. Passando dalla teoria alla pratica, sotto il cofano della Sorento c'è un powertrain ibrido composto da un 1.6 turbobenzina (180 CV e 265 Nm) e da un motore elettrico (66,9 KW e 304 Nm) che è alimentato da un pacco batteria agli ioni di litio da 13,8 kWh. La potenza combinata è di 265 CV e 350 Nm, con un'autonomia in modalità elettrica - misurata secondo il ciclo WLTP - di 57 km che in città diventano 70. Tutto questo a fronte di emissioni omologate di 38 g/km di CO2. Quanto ai consumi, il dato ufficiale di questa Sorento - così come quelli di tutte le altre PHEV - va preso con le pinze, perché i test di omologazione vengono fatti con la batteria carica al 100%. Continua su La Stampa

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domenica 4 aprile 2021


Gli Electric Days Digital entrano nel vivo e dopo la giornata di apertura di ieri, in cui sono stati diffusi e commentati i risultati dell'inchiesta che ha indagato il rapporto degli italiani con l'auto elettrica, oggi si entra nel vivo dei talk. La giornata del 9 febbraio è dedicata a una serie di confronti sul tema della mobilità elettrica ed elettrificata, che possono essere seguiti in diretta streaming cliccando nel video qui sotto. Di seguito il programma di oggi degli Electric Days Digital.

09:00 - 10:00 L’auto elettrica può far ripartire l’Italia?

Dopo la pandemia, il Recovery Fund può innescare una serie di meccanismi virtuosi per tutta l’industria nazionale. Il requisito base per gli investimenti? La sostenibilità. Attraverso la mobilità elettrica, possono schiudersi importanti possibilità per il rilancio del Paese.

11:00 - 11:30 Batterie made in Italy, si può fare!

Dopo aver lasciato per decenni la produzione tech in mano all’Asia, a Bruxelles è sopraggiunta la consapevolezza di dover recuperare nel più breve tempo possibile il terreno perduto. La Commissione Ue ha messo in campo l’artiglieria pesante e i primi frutti dell’alleanza cominciano finalmente a vedersi anche in Italia. Continua su GQ

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sabato 3 aprile 2021

Aprilia Tuono 660, la prova - in medio stat virtus


Una delle discussioni più classiche che può svilupparsi tra motociclisti verte su quale sia la moto perfetta per divertirsi su strada. Di solito, dopo aver scartato le ipotesi più assurde, quasi sempre frutto di storie personali, la disquisizione si arena inconciliabilmente tra la sportiva con i semimanubri e la naked con il manubrio dritto. A questo punto gli animi si scaldano, le teorie si fanno dogmi ed è praticamente impossibile eleggere la tipologia vincitrice. Probabilmente, per farlo servirebbe posare le terga su una sella ed esperire direttamente le sensazioni che ogni motocicletta sa regalare. Ecco, se in ogni combriccola di centauri arenati sui massimi sistemi si potesse recapitare una Tuono 660, quasi certamente non ci sarebbe più nulla su cui fare della filosofia. La nuova media cilindrata di Noale, infatti, è la quadratura del cerchio per chi vuole godersi le domeniche tra una piega e un altra. Ma andiamo con ordine.

Dopo il grande debutto sulla RS 660, il nuovo bicilindrico Aprilia arriva sulla Tuono che con la sorella carenata condivide gran parte della base tecnica. Se lo stile ricorda quello aggressivo dell'esuberante Tuono V4, con superfici dalle dimensioni ridotte e la doppia carenatura, il carattere è quello di una moto gestibile e leggera, divertente ma alla portata di tutti. La posizione in sella garantisce un ottimo controllo e non è per nulla stancante, come abbiamo potuto sperimentare durante il nostro test di 200 km intorno ai Castelli Romani. Anche la protezione aerodinamica è buona per il tipo di moto e si apprezza la lunga ricerca in galleria del vento con cui è stato definito il gruppo ottico anteriore a triplo led dotato di luci diurne Drl. Ma l'asso nella manica della Tuono 660 è l'ottimo rapporto peso/potenza che è dato da una massa di 183 kg in ordine di marcia e dai 95 CV del due cilindri parallelo. Una leggerezza dovuta anche al telaio e al forcellone in alluminio pressofuso e al motore sfruttato come elemento portante. Continua su La Stampa

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venerdì 2 aprile 2021

Lotus Elise ed Exige, le Final Edition prima della pensione per chiudere in bellezza


Le Lotus Elise ed Exige sono pronte alla pensione. Dopo aver annunciato i piani per il futuro, la Casa britannica da sempre specializzata in sportive leggere ed essenziali, ha presentato le serie finali delle due berlinette. Le nuove Lotus Elise ed Exige Final Edition sono una vera e propria gamma di cinque modelli - più potenti e con specifiche tecniche di alto livello - che celebrano la carriera di due auto che sono rimaste sul mercato rispettivamente per 25 e 21 anni. Le colorazioni di queste Final Edition sono nuove ed esclusive, così come i badge personalizzati e i cerchi in lega. Anche i nomi sono inediti: Elise Sport 240, Elise Cup 250, Exige Sport 390, Exige Sport 420 ed Exige Cup 430. Le Elise Final Edition hanno un nuovissimo cruscotto digitale TFT con la scelta di due schermi, uno con un set convenzionale di quadranti e l'altro con uno stile racing e indicatori digitali. Anche il volante è inedito, rivestito in pelle e Alcantara, ha una base piatta per creare un maggiore spazio per le gambe del pilota. Nella Sport 240 il 1.8 sovralimentato arriva fino a 240 CV e 244 Nm, che bastano per spingerla da 0 a 100 km/h in 4,1 secondi; l'allestimento comprende i cerchi in lega leggera forgiati a 10 razze che calzano pneumatici 195/50 R16 anteriori e 225/45 R17 posteriori. La massa a vuoto è di 922 kg. La Elise Cup 250 aggiunge una cura aerodinamica specifica, composta da splitter anteriore, alettone posteriore, diffusore posteriore e brancardi, che genera 66 kg di deportanza a 160 km/h. Inoltre ha di serie gli ammortizzatori sportivi Bilstein, le barre antirollio regolabili, la batteria agli ioni di litio e il lunotto in policarbonato. La massa a vuoto si ferma a 931 kg. Continua su GQ

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giovedì 1 aprile 2021

Moto e scooter, dalla A alla Y, tutte le novità in arrivo nel 2021


Nel 2020 il mercato delle due ruote non è stato falcidiato dalla pandemia, così come accaduto a quello delle auto. Il 2020 si è chiuso con un -5,5% rispetto al 2019, mentre il cumulato dei primi due mesi del 2021 ha fatto segnare un -3,79% nei confronti del primo bimestre dello scorso anno. Per quest'anno le novità non mancano, sia per le moto che per gli scooter. Procedendo in ordine alfabetico, da Aprilia è attesa la Touareg: costruita sulla piattaforma 660, raccoglierà l'eredità della enduro prodotta a cavallo degli anni Ottanta e Novanta. Benelli aumenta la cilindrata della Leoncino, dopo il successo della 500 arriva anche la 800, con il bicilindrico da 76,2 CV. BMW ha presentato da poco la R 1250 RT aggiornata: la regina del turismo in formato boxer guadagna, tra le altre cose, una strumentazione digitale da 10,25 pollici e il cruise control adattivo supportato dal radar. Continua su La Stampa

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