venerdì 24 aprile 2020

Le nuove Land Rover ibride plug-in

Le nuove Land Rover ibride plug-in erano attese da tempo e sono arrivate. Si tratta della Range Rover Evoque e della Land Rover Discovery Sport che condividono la stessa piattaforma meccanica e ora sono disponibili in versione ibrida plug-in (PHEV). È un sistema che unisce i vantaggi dell'ibrido a quelli dell'elettrico, permettendo di percorrere rispettivamente fino a 68 e 64 km senza nemmeno accendere il motore a benzina, a patto di aver ricaricato la batteria da 15 KWh a casa o in una colonnina pubblica. Le nuove Land Rover ibride plug-in si chiamano entrambe P300e, hanno la trazione integrale, il cambio automatico a 8 marce e un inedito 3 cilindri da 1.5 litri e 200 CV. Quest'ultimo lavora insieme a un altro propulsore elettrico da 109 CV - la potenza massima complessiva è di 309 CV - che è integrato nell'asse posteriore ed è alimentato da una batteria agli ioni di litio situata sotto i sedili della seconda fila. Le prestazioni delle nuove Land Rover ibride plug-in sono senza compromessi: accelerazione da 0 a 100 km/h in 6,4 secondi per l'Evoque e 6,6 per la Discovery Sport; tutte e due, inoltre, raggiungono i 135 km/h con la sola propulsione elettrica. Continua su GQ

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giovedì 23 aprile 2020

Con una Yamaha R1 al Polo Nord, la folle impresa di un motociclista olandese

Che il variegato mondo del motociclismo sia pieno di folli non è certo una novità. Le due ruote hanno ispirato da sempre qualsiasi tipo di avventura, risolvendo l'equazione "posti più lontani da raggiungere" con "mezzi assurdi e incredibili" in modi assai diversi tra loro. Uno di questi è quello immaginato da Sjaak Lucassen, quasi cinquantenne olandese, che ha deciso di raggiungere il Polo Nord con una motocicletta e non con una qualunque, bensì con una Yamaha R1, cioè una supersportiva progettata per i cordoli dei circuiti. Continua su La Stampa

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mercoledì 22 aprile 2020

La Ford Mustang è la sportiva più venduta al mondo

La Ford Mustang è sul tetto del mondo anche nel 2019. La sportiva americana, infatti, è stata l'auto sportiva globalmente più venduta lo scorso anno, grazie ai 102.090 esemplari totalizzati, di cui 9.900 in Europa. Un successo che dura da 56 anni e che non accenna ad arrestarsi. Un cavallo di razza, piccolo, robusto e veloce. Da più di mezzo secolo galoppa sul cofano della sportiva a stelle e strisce, con la criniera al vento e un profilo inconfondibile. È il Mustang, che nell'accezione automobilistica diventa femminile, scrivendo la storia di una delle auto più iconiche di sempre. Basta andare negli Stati Uniti per vederne una parcheggiata in ogni angolo – dal 1964 a oggi ne sono state costruite oltre 9 milioni - mentre in Europa per molti anni è stata una rarità d'importazione parallela, fin quando a Dearborn hanno capito che anche gli appassionati del Vecchio Continente l'avrebbero apprezzata. Continua su GQ

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martedì 21 aprile 2020

Jerrari, lo strano incrocio fra Jeep e Ferrari nato in America negli Anni 70

Certe cose possono nascere solo in America. Come Las Vegas e la Jerrari. La prima è nota per essere la città del peccato, la seconda...be’, come definireste una strana crasi tra una Jeep Wagoneer e una Ferrari 365 GT?  Ma facciamo un passo indietro. Siamo sulla West Coast, alla fine degli anni Sessanta, e Las Vegas sta per diventare quella che abbiamo imparato a conoscere nei film di Hollywood, il centro di attrazione e di intrattenimento dove agli americani è concesso tutto quello che è proibito altrove. Continua su La Stampa

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lunedì 20 aprile 2020

Audi R8 V10 RWD, un purosangue da domare

La Audi R8 V10 RWD è un oggetto molto particolare, la classica eccezione che conferma la regola, cioè quella che le auto più prestazionali di Ingolstadt abbiano tutte la trazione integrale. Non è un caso se la parola quattro non compare nel suo nome, perché questa particolare versione della berlinetta tedesca ha solo due ruote motrici ed è dedicata a chi ama la guida sportiva più pura, meglio se in circuito. La Audi R8 V10 RWD, infatti, è strettamente derivata dalla versione da competizione R8 LMS GT4, con cui condivide oltre il 60% dei componenti. Disponibile nelle configurazioni Coupé e Spyder è spinta dal V10 5.2 FSI che si trova in posizione posteriore centrale ed eroga 540 CV a 7.900 giri, con una coppia massima di 540 Nm a 6.400 giri. Un motore che ama girare in alto e che spinge la R8 fino a 324 km/h e la fa scattare da 0 a 100 km/h in 3,7 secondi. Prestazioni cui contribuiscono la trasmissione a doppia frizione S tronic a 7 rapporti, adattata in funzione della trazione posteriore, il differenziale meccanico autobloccante e il peso a vuoto di 1.595 kg (1.695 kg per la Spyder), che è inferiore di 65 kg (55 kg per la Spyder) rispetto alle versioni quattro caratterizzate da componenti meccanici aggiuntivi come l’albero cardanico, la frizione a lamelle e il differenziale anteriore. Continua su GQ

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sabato 18 aprile 2020

Cinquant’anni di esperimenti elettrici nella storia della Opel

La storia dell'auto elettrica è molto più lunga di quello che si possa pensare, sebbene il suo sviluppo tecnico non sia stato costante, anzi tutt'altro. INon è un mistero che le elettriche siano nate ben prima delle auto con il motore a scoppio e che già nel 1899 riuscissero a raggiungere i 100 km/h, quando le altre a malapena si muovevano. Tuttavia non erano affatto economiche, le batterie dell'epoca garantivano scarse autonomie ed era molto più facile spostare il carburante che non l'elettricità. Continua su La Stampa

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venerdì 17 aprile 2020

Laverda SF 750, la regina degli Anni '70

La Laverda SF 750 è una delle motociclette icona degli anni Settanta e proprio in questi giorni compie mezzo secolo. Insieme alla Ducati Super Sport e alla Moto Guzzi V7 Sport rappresenta il meglio della produzione italiana di quel periodo, quando ancora i marchi del Sol Levante non dominavano il mercato, anche se la Honda CB 750 Four era arrivata nel 1969. La Laverda SF 750 era la sua antagonista naturale, anche se tecnicamente la giapponese si era spinta oltre e non solo per il motore a 4 cilindri e il freno a disco già di serie, ma soprattutto per una cura costruttiva che da noi era pressoché utopica. Continua su GQ

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